Il cardiofrequenzimetro

di Piero Colangelo

Il suo utilizzo non è semplicissimo, perché richiede una approfondita conoscenza della risposta del muscolo cardiaco alle sollecitazioni a cui viene sottoposto l’ organismo. È indubbio però che, se correttamente utilizzato, rappresenta un indispensabile strumento per monitorare i cambiamenti specifici indotti che l’allenamento ha determinato nel nostro organismo.

Per un suo corretto utilizzo sarà necessario che l’atleta annoti sul suo diario di corsa per ogni tipo d’allenamento e per ogni chilometro (o un lasso di tempo di quattro-cinque minuti), la frequenza cardiaca media e quella massima memorizzata dal cardiofrequenzimentro ed il tempo realizzato .

Mettendo poi a confronto nelle settimane successive i valori così individuati per lo stesso tipo di seduta si potrà facilmente determinare gli eventuali progressi prestativi raggiunti con l’allenamento.

In altre parole, se l’atleta è stato nelle condizioni di correre alla stessa andatura ma con una frequenza cardiaca media minore delle sedute precedenti o, pur conservando la stessa frequenza, è riuscito a correre ad una media a chilometro più elevata vorrà dire che ha realizzato dei progressi.

Il cardiofrequenzimetro si dimostra particolarmente utile per quei podisti che si allenano prevalentemente su percorsi non misurati e che hanno una scarsa sensibilità al ritmo.

Perché il ritmo sia quello giusto è necessario individuare il “target zone” entro cui debbono oscillare le frequenze del muscolo cardiaco.

Il sistema più semplice ed immediato è quello di effettuare un lavoro veloce di circa 4’ – 5’ terminando la prova con una volata di 200 metri: il valore che comparirà al termine della prova rappresenterà la frequenza cardiaca massima. Il maratoneta, per esempio, effettuerà i suoi lavori lunghi su frequenze che oscilleranno tra il 70 e l’80 % della frequenza cardiaca massima.

Nella scelta dell’acquisto è bene indirizzarsi su quei cardiofrequenzimetri che pur presentando un costo contenuto sono capaci di memorizzare un numero elevato di lap (al maratoneta ne servono almeno 42 per memorizzare il tempo e la frequenza ad ogni chilometro della maratona).

Le marche leader del settore sono senza dubbio la Polar e l’Oregon Scientific.